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Open Day Natura, domenica 27 luglio Alla scoperta dell’ambiente naturale della Valle d’Aosta

Posted by Freemilano su 26 luglio 2014

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Bureau de presse
Ufficio stampa
Aosta, venerdì 25 luglio 2014
Open Day Natura, domenica 27 luglio
Alla scoperta dell’ambiente naturale della Valle d’Aosta
L’Assessorato dell’Agricoltura e Risorse naturali ricorda che domenica prossima, 27 luglio, in varie località della nostra regione, si svolgerà la seconda edizione dell’Open Day Natura. L’iniziativa è volta a promuovere la conoscenza dell’ambiente naturale della Valle d’Aosta, attraverso l’organizzazione di visite guidate all’interno dei parchi e delle riserve naturali, dei siti della rete ecologica europea Natura 2000 e dei giardini botanici alpini accompagnati da guide escursionistiche naturalistiche.L’intera regione sarà quindi “aperta” e dedicata alla scoperta delle bellezze naturalistiche. Sarà possibile scegliere di partecipare a diverse escursioni giornaliere più o meno impegnative, come quelle previste a Valsavarenche, nel Parco Nazionale Gran Paradiso, al Col de la Croix, nel Parco naturale Mont Avic, al Santuario di Retempio a Pontboset, o alle combe Thuilette e Sozin a La Thuile per escursionisti esperti.Si potranno scoprire anche le riserve naturali regionali, dalle più piccole – come il Lago di Villa, Tsatelet, il Lago Lolair – a quelle decisamente più impegnative, come il Mont Mars o Montagnayes, a Bionaz.Coloro che preferiscono escursioni meno impegnative potranno scegliere le visite guidate pomeridiane nei quattro giardini botanici alpini Castel Savoia, Chanousia, Saussurea e Paradisia, un’occasione per apprezzare la ricchezza della flora della nostra regione.L’iniziativa è realizzata grazie ai finanziamenti comunitari provenienti dal Programma operativo FESR Competitività regionale 2007/2013 nell’ambito del progetto VIVA Valle d’Aosta unica per natura.

Fonte: Assessorato dell’agricoltura e risorse naturali – Ufficio stampa Regione Autonoma Valle d’Aosta

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Le mille tentazioni di Babel 2013, quarta edizione chiusa da Enrico Ruggeri

Posted by Freemilano su 9 maggio 2013

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Videocomunicato Le mille tentazioni di Babel 2013, la quarta edizione chiusa da Enrico Ruggeri
Aosta, domenica 5 maggio 2013. “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni” sosteneva Oscar Wilde, il re degli aforismi. Ed è stata proprio la tentazione il tema attorno a cui è ruotata l’edizione 2013 di Babel, il Festival della Parola, che si è tenuto dal 19 aprile al 5 maggio. Il pubblico valdostano si è lasciato tentare dalle ricche proposte letterarie e artistiche in calendario, assaporando la diversità dei punti di vista, l’originalità dell’espressione e la freschezza delle idee degli autori locali, nazionali e internazionali. Gli ospiti hanno saputo trovare numerose chiavi di lettura per un concetto trasversale e complesso come quello della tentazione, cogliendone appieno gli aspetti maggiormente seduttivi. Importanti sono stati l’apporto delle scuole, che hanno partecipato in gran numero, e l’interazione tra Babel e gli spettacoli della Saison Culturelle, ma anche le riuscite mattinate dedicate ai monumenti, come il castello Gamba, sede del nuovo museo di arte contemporanea. Il cuore della manifestazione era però la struttura allestita nella centrale piazza Chanoux, sede della libreria di Babel e fulcro dei tanti appuntamenti in programma. Roberto Domaine – Sovrintendente alle attività e ai beni culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta. Ognuno ha portato un’esperienza propria, un suo approccio alla scrittura, alla cultura, e credo che questo sia il grande segreto, ascoltare tutti con le proprie considerazioni, con il proprio sapere, affinché si sia sempre più partecipi, e questa partecipazione e questo scambio reciproco contribuisca ad arricchire singolarmente tutti.
Siamo anche soddisfatti perché questa esperienza in qualche modo viene suggellata e confermata da un incremento di pubblico, pubblico che partecipa numeroso e interessato, perché anche questa è la grande scoperta e la grande sfida di Babel, se non ci fosse un pubblico interessato e stimolato dagli autori probabilmente Babel non potrebbe vivere.

Vale la pena di citare tutti gli ospiti che hanno reso eccezionale questa quarta edizione di Babel: Antonella Boralevi, Bruno Roberti, Veronica Benini, Pupi Avati, Marcello Sorgi, Wainer Molteni, Jaqueline Raoul Duval, Antonio Manzini, Cinzia Tani, Giuseppe Culicchia, Michele Ainis, Nadia Fusini, Catena Fiorello, Lorenzo Amurri, Jphn Perkins, Enrico Fornaroli, Luisella Costamagna, Anna Premoli, Martino Gozzi, Carmine Abate, Sergio Campailla ed Enrico Ruggeri. A loro si aggiungono gli autori locali, che da sempre raccontano in modo peculiare il territorio valdostano, e che a Babel si sono confrontati con scrittori provenienti da orizzonti differenti, con arricchimento reciproco.

Tra gli ospiti presenti nell’ultimo giorno di rassegna, John Perkins, autore di Confessioni di un sicario dell’economia. Nel suo brillante saggio, Perkins rivelai segreti inconfessabili di un “mondo”, quello della globalizzazione politica ed economica, che governa la società in cui viviamo, e suggerisce come disinnescare la bomba della diseguaglianza sociale, vero scandalo dei nostri giorni.

John Perkins – Economista e saggista

Il potere è controllato dalle grandi corporation, dalle grandi multinazionali. Queste società non sono di per sé stesse cattive, sono fatte di persone, però seguono un’unica logica, quella della massimizzazione dei profitti. Non è una logica quindi di operare al servizio della gente, è una logica di puro profitto. Bene, al punto in cui siamo arrivati, tutti noi ci rendiamo conto di vivere in un mondo che non è né giusto, né equo, né sostenibile e dobbiamo fare qualcosa. Quello che possiamo fare per influenzare il potere delle grandi multinazionali è usare lo strumento più vicino a noi, che è quello dello scegliere, quando acquistiamo un prodotto, se farlo da una società che ha scelto di essere etica oppure da una società che segue unicamente la logica del profitto e che quindi produce ad esempio un prodotto a basso costo, il petrolio a basso costo, schiavizzando le persone, eccetera. Noi abbiamo un grande potere, attraverso i nostri acquisti.

Per chiudere Babel in grande stile è stato chiamato Enrico Ruggeri, nella doppia veste di scrittore e musicista. Il cantante ha appena dato alle stampe un libro, Non si può morire a Natale, e un concept album molto speciale, Frankenstein, che viene venduto assieme a un romanzo breve, L’uomo dentro il cerchio. La formula di quest’ultimo lavoro è molto originale: le 13 tracce dell’album corrispondono ad altrettanti capitoli del romanzo, parole e musica raccontano la stessa storia, in modi differenti, arricchendosi a vicenda. L’ispirazione viene da Mary Shelley, autrice del noto romanzo gotico Frankenstein.

Enrico Ruggeri – Cantante e scrittore

Ho sempre cercato di scrivere molti testi e abbinarli alla musica delle mie canzoni, quindi in qualche modo succede che l’esigenza sia quella di scrivere ancora di più una parte letterale, al punto da fare un disco con un romanzo, diciamo, allegato. E fare sì che questi due poli di attrazione raccontino la stessa storia a 200 anni di distanza. Ecco allora i grandi temi che sono propri della natura dell’uomo, che Mary Shelley ha trattato così bene, ossia l’ambizione sfrenata, la diversità, il nostro desiderio di non invecchiare, di non morire, l’approccio con chi non ci assomiglia, l’amore, l’odio.Insomma, temi sui quali l’uomo dibatte da secoli, e io ho cercato questo parallelismo, per cercare di capire, io per primo e magari chi ha la bontà di ascoltarmi, cos’è cambiato nell’uomo in questi 200 anni.

La stessa alternanza tra parole e musica ha caratterizzato la presentazione del suo libro. Sotto il tendone di Babel un pubblico emozionato ha potuto scoprire il singolo tratto da Frankenstein, Diverso dagli altri, e riascoltare vari successi della carriera di Ruggeri, come Il mare d’inverno, Rien ne va plus e Quello che le donne non dicono. Il prossimo appuntamento sarà in primavera, nel 2014, con la quinta edizione di Babel, una nuova tentazione culturale che attende valdostani e visitatori.

link Babel, il Festival della Parola

Ufficio stampa
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Videocomunicato: Luisella Costamagna racconta a Babel dieci storie di donne che ce l’hanno fatta

Posted by Freemilano su 8 maggio 2013

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VIDEOCOMUNICATO Luisella Costamagna racconta a Babel dieci storie di donne che ce l’hanno fatta
Aosta, 3 e 4 maggio 2013. Sono storie di coraggio, raccontate con estrema sensibilità e con una vena di allegria quelle che la giornalista Luisella Costamagna racconta in Noi che costruiamo gli uomini, il libro presentato venerdì 3 maggio scorso nell’ambito di Babel, il Festival della Parola. Con questo lavoro, la nota giornalista televisiva, autrice e conduttrice di trasmissioni come Omnibus, In Onda e Servizio Pubblico, ha scritto un libro sull’autostima al femminile, mettendo nero su bianco storie di donne, difficili, ma mai morbose o chiuse nella disperazione, storie di persone che ce l’hanno fatta ad uscire dalla bolla del pregiudizio e della discriminazione. La letteratura di Luisella Costamagna si è incontrata poi con la dimensione locale e con il grande lavoro di DORA donne, l’associazione di promozione sociale che, in Valle d’Aosta, si occupa di valorizzare e promuovere la cultura di genere e le pari opportunità. Luisella Costamagna, giornalista Il dato di fatto da cui parto è un’indagine che viene fatta in 21 Paesi europei tra cui l’Italia dalla quale emerge che le donne italiane più delle altre donne negli altri Paesi pensano che sia giusto stare in casa e occuparsi della famiglia e dei figli, che la politica è una prerogativa maschile, che è giusto che gli uomini comandino di più. Allora tutto questo è un non credere abbastanza in se stesse, non essere messe nelle condizione di crederci, essere comunque in una cultura, perché non tutto dipende dalle donne, maschile e maschilista come quella che c’è nel nostro Paese. Significa non potersi realizzare, perché abbiamo un mercato del lavoro molto maschile o maschilista, perché abbiamo gli impieghi più precari, perché guadagniamo meno, non arriviamo a ruoli di comando nonostante siamo mediamente più brave, per esempio a scuola e all’Università. Allora tutto questo è il mondo nel quale viviamo, tutto questo sono le regole della nostra società e a tutto questo si aggiunge anche il fatto che le donne rimangono un passo indietro, sono un po’ rinunciatarie. Ho voluto scardinare questa prospettiva raccontando dieci storie di donne normali che però hanno raggiunto successi straordinari. Ne ho raccontate 10 ma ce ne sono milioni di donne che sono straordinarie, non bisogna certo andarle a cercare con il lanternino. Il giorno successivo, sabato 4 maggio, Babel ha ospitato due giovani autori promettenti. Anna Premoli, con il suo libro Ti prego, lasciati odiare, è tra i vincitori del premio Bancarella 2013. Ad incuriosire, oltre alla storia, anche il modo in cui questa giovane scrittrice si è conquistata l’attenzione della casa editrice diventando scrittrice, a sua insaputa. Anna Premoli, scrittrice Io sono economista di professione, quindi quello è il mio lavoro normale, quello di tutti i giorni, la scrittura era un antistress, in particolar modo in occasione della prima gravidanza. Non avrei mai pubblicato nulla perché non mi interessava intraprendere quel tipo di strada, ma mio marito ha insistito molto e si è rivolto al self publishing come regalo di compleanno e quindi sono finita un po’ catapultata, così, quasi non sapendolo ed è andata molto bene tanto che pochi mesi dopo la Newton mi ha contattata e il libro è stato pubblicato davvero. Il libro racconta l’inaspettata storia d’amore tra due giovani e promettenti colleghi che lavorano in due team nella stessa banca d’affari londinese. Da sempre in competizione e in profondo disaccordo, i due si detestano fino a quando non scoprono di provare tra loro emozioni e brividi inattesi. Anna Premoli, scrittrice Questo romanzo, in un certo senso, vorrebbe essere quasi una moderna storia in omaggio ai regency, anglossassoni tradizionali, solo ambientata ai giorni nostri. È una storia d’amore molto contemporanea, con elementi che richiamano la tradizione rosa antica e quindi la contrapposizione tra nobiltà e persone non di sangue blu. Il tutto è ambientato nella city londinese, che è un ambiente per me familiare.Mille volte mi ha portato sulle spalle è invece l’ultima opera di Martino Gozzi, classe 1981. Racconta un viaggio dentro il passato, verso l’Europa dell’Est, dentro le rovine di un mondo che esiste solo nella memoria di chi lo ha vissuto. Racconta di frontiere che si devono varcare, per poi tornare dove si è cominciato a essere figli, dove inizia la vita e si comincia a essere uomini. Martino Gozzi, scrittore Questa è la storia di Ernesto, uno sceneggiatore più o meno trentenne, che torna a casa da Roma, dove lavora, senza molto successo, in occasione della morte del padre, e torna in un paesino della provincia di Bologna in cui ancora la sua famiglia vive e lì per la prima volta è costretto a farsi alcune domande su Ferruccio, suo padre, che non si era mai fatto prima: da dove nasce la sua passione politica, perché non parla più con suo padre, il nonno Ettore. Da qui Ernesto parte per un viaggio, che è anche una fuga per cercare di rispondere a queste domande.

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